Quando si parla di censura, di libertà di parola o di libertà di stampa, spesso vengono in mente paesi come l’Iran o la Cina. Finché scopri che le cose non vanno tanto meglio, specialmente per l’informazione online, nemmeno in Turchia, Paese della Nato e candidato all’Unione Europea.
Sono 3700 i siti ai quali in Turchia non si può accedere – ha detto in una recente intervista alla Reuters Milos Haraszti, che si occupa di monitorare la libertà dei media per conto dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) – compreso YouTube.
Una corte turca ha bloccato l’accesso a YouTube sin dal maggio 2008 ma i cittadini pare abbiano risolto facilmente con un settaggio diverso dei DNS, come del resto, come riportano i giornali di Ankara, pare abbia fatto anche lo stesso Primo Ministro del Paese.
Questo spiega perché le diverse proteste a riguardo non abbiano avuto molto spazio nei media. Tuttavia, un articolo pubblicato qualche settimana fa sul Wall Street Journal ha riaperto il caso e il dibattito interno.
Nella classifica sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere la Turchia occupa il numero 102 su 173 paesi monitorati. Secondo l’organizzazione, “nel 2009 la Turchia ha registrato un aumento di casi di censura, dove spicca la censura sui media che rappresentano le minoranze”.
Ecco… forse sarebbe il caso di valutare bene anche questi comportamenti prima di accogliere la Turchia nell’Ue.
*Per sapere di più sull’argomento andate QUI.






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