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Il caso #JanMoir e la lezione sui Social Media

La pagina senza pubblicità

La pagina senza pubblicità

Forse nemmeno lei se la sarebbe aspettata ma ieri è diventata protagonista sia della Blogosfera che della Twittosfera. Jan Moir tiene una rubrica sul MailOnline (versione digitale del Daily Mail) e il suo ultimo articolo ha fatto arrabbiare molti lettori. Parlava di Stephen Gately, cantante gay del gruppo Boyzone, trovato morto qualche giorno fa in Spagna e già il titolo rivelava la polemica: “A strange, lonely and troubling death…”.

La giornalista non accetta la versione ufficiale che parla di morte naturale e – con tono decisamente ironico – va a guardare nella vita del cantante, parla della festa dove aveva partecipato la sera prima di morire e allude all’uso di sostanze stupefacenti. Parole forti che non risparmiano nemmeno l’unione civile tra Gately e il suo compagno. Ma i lettori non ci stanno e da lì a poco parte la protesta sui social media.

Su Facebook è stato creato un gruppo che chiede al MailOnline di ritirare l’articolo, accusato di essere omofobico e pieno di odio. Il gruppo inoltre riporta la lista degli inserzionisti ai quali chiede di ritirare le loro pubblicità dalla pagina dell’articolo. Il tam tam cominciato su Facebook passa anche su Twitter e in pochi minuti il tag #JanMoir scala i Trending Topics per arrivare al secondo posto. Ad un certo punto avviene la sorpresa: MailOnline toglie la pubblicità dalla pagina. Spariscono il banner principale in alto, quello verticale a sinistra e il quadrato sulla colonna destra.

Nel pomeriggio la giornalista rilascia un comunicato stampa, tramite l’ufficio PR del Mail, dove, oltre a negare le accuse di omofobia, si mette a chiarire paragrafo per paragrafo cosa in realtà voleva dire. Qualcuno giustamente le suggerisce di cambiare mestiere, se le serve di riscrivere quasi da capo un articolo per spiegarsi per bene.

Jan Moir

Jan Moir

La Moir ha definito la protesta che si è creata su Internet come “fortemente orchestrata”. In effetti, se non conosci i Social Media può sembrare strano come un gruppo su Facebook possa raggiungere più di 8700 iscritti in un giorno. Può sembrare strano anche che metà degli utenti Twitter parlino di te. Ma è il Real-Time Web, bellezza! Di pubblicazione in condivisione, di tweet in ReTweet la notizia sui social media scorre velocissima. E questo la Moir l’ha imparato ieri a proprie spese.

La pubblicità sulla pagina è ricomparsa dopo che il Mail ha portato una modifica al pezzo all’1:05 della note. Con la speranza che nessuno se ne accorgesse? I social media non perdonano e l’aggiornamento – insieme all’ora – è stato prontamente riportato sul gruppo Facebook. Una lezione sicuramente anche per la redazione del Mail.

A chi invece parla di “campagna orchestrata” forse bisogna ricordare il caso #CNNfail: ossia quando le proteste su Twitter hanno costretto la CNN a dedicare l’apertura sul sito e a fornire una migliore copertura sulle proteste sanguinose in Iran dopo le ultimi elezioni.

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