Twitter sta trasformando il giornalismo. Non ha dubbi Julie Posetti che però aggiunge: la piattaforma di microblogging sta portando con sé anche tanti dilemmi etici e professionali. Il fenomeno Twitter diventò notizia dopo gli attentati del 2008 in India, quando i media scoprirono il suo potere nello scoprire notizie e coprire eventi di quella portata. E’ da quel momento che comincia il boom dei giornalisti professionisti nella Twittosfera.
L’ultima strategia dei media è quella di abbattere le barriere tra chi prepara le notizie e i consumatori. Ma mentre Twitter sta diventando un elemento essenziale tra i trucchi del mestiere, cominciano a nascere anche problemi etici che i giornalisti non possono ignorare, dice la Posetti.
La giornalista della Tv australiana ABC ha analizzato l’uso di Twitter da parte di 25 giornalisti professionisti. “Non posso sostenere che Twitter sarà la salvezza della professione giornalistica, ma non lo vedo nemmeno come una minaccia. Penso, invece, che Twitter sia una nuova conoscenza sulla quale i giornalisti devono espandere le loro pratiche professionali”.
I sostenitori di Twitter credono che la piattaforma sia cruciale nell’opera di salvataggio del giornalismo. Ma esistono ancora delle barriere che impediscono ai giornalisti di partecipare attivamente alla Twittosfera. Oltre al problema dell’accesso online nei Paesi in via di sviluppo, ci sono anche alcuni blocchi che sono prodotto degli schemi mentali tra giornalisti e datori di lavoro.
Tra quest’ultimi c’è chi vede Twitter come una minaccia o pericolo per la professione. I detrattori – come li chiama Julie Posetti – sostengono che Twitter sia un’altra arma nella guerra contro il giornalismo.
Negli echi del grande dibattito Blogging vs. Giornalismo, li potresti sentir dire che “Twitter non è giornalismo”. Certo, che non lo è, replica la Posetti; è una piattaforma, come la Radio e la Tv. Ma l’atto di “tweettare” può essere tanto giornalistico quanto quello di scrivere i titoli di un giornale. In modo simile, Twitter può essere usato per fare una cronaca in tempo reale come avviene in televisione.
Rimane il problema dell’uso privato della piattaforma da parte dei reporter, che in alcuni casi ha fatto suonare i campanelli d’allarme in alcune redazioni. Ma – paradossalmente, dice la Posetti – questo rende i giornalisti più umani agli occhi del loro pubblico e può aumentare l’appeal verso la professione.
Per questo lei propone una via di mezzo tra le due cose, come sta facendo la ABC, e suggerisce alle redazioni di aggiornare le loro guide interne per insegnare ai giornalisti come comportarsi sui social media, invece che censurare il loro uso.
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