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	<title>Indrit Maraku &#187; Nuovi Media</title>
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		<title>Forse i francesi non ne capiscono di Web</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 15:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
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<p>Comincio seriamente a pensare che i francesi abbiano qualche difficoltà nel comprendere le logiche del web. Dopo il flop della legge Hadopi contro il download &#8211; semplicemente perché troppo costosa e inapplicabile &#8211; gli editori d’Oltralpe hanno deciso di creare un motore di ricerca alternativo a Google per i loro contenuti, che dovrebbe essere pronto entro [...]]]></description>
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			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/07/googlefr.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-391" title="googlefr" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/07/googlefr.jpg" alt="" width="276" height="120" /></a>Comincio seriamente a pensare che i francesi abbiano qualche difficoltà nel comprendere le logiche del web. Dopo il flop della legge <a href="http://ilnichilista.wordpress.com/2010/07/20/in-rete-siamo-piu-liberi-di-prima-solo-se-lottiamo-contro-le-leggi-liberticide-checche-ne-dica-il-giornale/" target="_blank">Hadopi</a> contro il download &#8211; semplicemente perché troppo costosa e inapplicabile &#8211; gli editori d’Oltralpe hanno deciso di creare un <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/07/21/news/francia_google-5728322/?ref=HRERO-1" target="_blank">motore di ricerca alternativo a Google</a> per i loro contenuti, che dovrebbe essere pronto entro l’anno.</p>
<p>La seconda mossa potrebbe essere quella di bloccare l’indicizzazione dei loro siti da parte di Google e il lancio di alcune formule di pagamento che darebbero accesso a tutti i giornali francesi. Evidentemente, in Francia non è ancora giunta la notizia della super perdita di readership di cui soffre The Times da quando ha tirato su il proprio “paywall” dichiarando guerra a Google. Perdita che secondo alcuni calcoli del <a href="http://www.guardian.co.uk/media/2010/jul/20/times-paywall-readership" target="_blank">Guardian</a> ammonta quasi al 90%.</p>
<p>Se la creazione di un motore di ricerca tutto francese potrebbe anche funzionare (anche se molto difficile, dato che ci hanno già provato e non è andata bene), è il blocco di Google che mi lascia perplesso. Perché, come sintetizza <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/07/21/la-bella-trovata-degli-editori-francesi-il-modello-baidu/" target="_blank">Zambardino</a> con una metafora, “se decidi di vendere il tuo buon formaggio di qualità nella catena di tuoi negozi di alto livello, non si vede perché tu debba rinunciare all’opportunità che ti dà il grande centro commerciale. Siamo proprio certi che quelli che oggi ti guardano in modo distratto, ma in grandi numeri, sugli scaffali del centro commerciale verranno poi a trovarti nei negozi di qualità? Siamo certi del contrario. Quindi pessima idea.”</p>
<p>Spero solo che in Italia qualcuno non abbia la malsana idea di copiarli!</p>
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<li><a href='http://www.indritmaraku.com/ita/2009/11/26/se-murdoch-molla-google-l%e2%80%99utente-non-perde-proprio-nulla/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Se Murdoch molla Google, l’utente non perde proprio nulla'>Se Murdoch molla Google, l’utente non perde proprio nulla</a></li>
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		<title>Porti cittadini: culture in crescita tra Italia e Albania</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 16:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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<p>L&#8217;evento è molto interessante e mi dispiace tanto di non poterci essere. Prima di rigirarvi il comunicato stampa, un grande in bocca al lupo ad AlbaniaNews.it!</p>
<p>Media interculturali, cultura albanese e musica rock, le parole chiave di &#8220;Porti cittadini: culture in crescita tra Italia e Albania&#8221;, la giornata organizzata da AlbaniaNews, in programma il prossimo 12 giugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-5.png"><img class="alignright size-medium wp-image-373" title="Immagine 5" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-5-280x300.png" alt="" width="280" height="300" /></a><em>L&#8217;evento è molto interessante e mi dispiace tanto di non poterci essere. Prima di rigirarvi il comunicato stampa, un grande in bocca al lupo ad <a href="http://albanianews.it" target="_blank">AlbaniaNews.it</a>!</em></p>
<p>Media interculturali, cultura albanese e musica rock, le parole chiave di &#8220;Porti cittadini: culture in crescita tra Italia e Albania&#8221;, la giornata organizzata da AlbaniaNews, in programma il prossimo 12 giugno a Modena. I contesti dell’iniziativa sono quelli di riferimento del giornale, online dal marzo 2008, una realtà giovane focalizzata su Albania e immigrazione.</p>
<p>La mattina, Olti Buzi di Albanianews, Alessia Giannoni del Cospe, Barbara Burgalassi della Regione Emilia Romagna e Azeb Lucà Trombetta della Rete MIER si interrogheranno sul futuro dei media interculturali, portando le esperienze maturate nella regione emiliano romagnola. Invece il professore universitario Giovanni Armillotta farà un excursus sui giornali albanesi in Italia. Seguirà una tavola rotonda sull’immigrazione nella stampa locale modenese moderata dal giornalista Paolo Tommasone del Centro culturale Ferrari, che ne discuterà con Darien Levani di Albania News, Barbara Manicardi e Roberta Vandini, caporedattori del Resto del Carlino e Trc &#8211; Telemodena.</p>
<p>Il pomeriggio sarà all’insegna della realtà albanese di fine regime comunista. Il giornalista Paolo Muner ne parlerà con gli scrittori Antonio Caiazza, Serena Luciani e Visar Zhiti. Muner, Caiazza e Luciani conoscono l’Albania di persona, in quanto hanno vissuto lì per alcuni anni tra la fine della dittatura e l’inizio della transizione democratica. Invece, Zhiti, poeta albanese che ha sofferto 13 anni nelle carceri del regime per un libro di poesie mai pubblicato, è noto al pubblico italiano per aver vinto il premio Leopardi d’oro nel 1991 e l’Ada Negri nel 1997. <span id="more-372"></span></p>
<p>La giornata si conclude la sera con un concerto dei Peppa Marriti Band e Linda Rukaj (Linda në Botën e Çudirave). I Peppa Marrit Band sono una rock band arbëresh che coniugano il rock alle sonorità, la lingua e i canti arbëresh, la comunità albanese immigrata in Italia 500 anni che oggi risiede al sud dello stivale. Invece Linda è una delle voci più interessanti della scena underground di Tirana. I concerti serali si svolgono all’interno delle attività di Modena Medina.</p>
<p>L’iniziativa è sponsorizzata da RESI Group e PosteMobile, è organizzata con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, dell’Ambasciata albanese in Italia, della Rete Media Interculturali dell’Emilia Romagna, e vede la partecipazione di oltre 25 associazioni albanesi attive nel territorio italiano. L’evento è’ promosso dall’associazione Alba Media di Modena, Cospe, Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari, Bota Shqiptare, Radio Torino International Shqip, ASAT, USAB, Juvenilja, Scanderbeg (Parma) e Crossing Tv.</p>
<p>Gli incontri si svolgono al Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari, Via Emilia Ovest 101, mentre il concerto davanti alla Biblioteca Crocetta, Via Canaletto 108.</p>
<p><a href="http://www.albanianews.it/italia/associazioni/item/1155-evento-albamedia" target="_blank">http://www.albanianews.it/italia/associazioni/item/1155-evento-albamedia</a></p>
<p><strong>Associazione Culturale ALBA MEDIA</strong></p>
<p>Sede Legale</p>
<p>Via Monteverdi, 32</p>
<p>41121 Modena (MO)</p>
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<li><a href='http://www.indritmaraku.com/ita/2010/01/12/albania-paese-dei-sogni-per-i-giornali-forse-delle-favole/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Albania Paese dei sogni per i giornali? Forse delle favole!'>Albania Paese dei sogni per i giornali? Forse delle favole!</a></li>
<li><a href='http://www.indritmaraku.com/ita/2009/10/22/redazioni-facebook-per-cittadini-digitali/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Redazioni Facebook per cittadini digitali'>Redazioni Facebook per cittadini digitali</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>3700 siti bloccati in Turchia, compreso YouTube</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
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<p>Quando si parla di censura, di libertà di parola o di libertà di stampa, spesso vengono in mente paesi come l’Iran o la Cina. Finché scopri che le cose non vanno tanto meglio, specialmente per l’informazione online, nemmeno in Turchia, Paese della Nato e candidato all’Unione Europea.</p>
<p>Sono 3700 i siti ai quali in Turchia non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/03/YouTube-Turchia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-363" title="YouTube Turchia" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/03/YouTube-Turchia.jpg" alt="" width="300" height="330" /></a>Quando si parla di censura, di libertà di parola o di libertà di stampa, spesso vengono in mente paesi come l’Iran o la Cina. Finché scopri che le cose non vanno tanto meglio, specialmente per l’informazione online, nemmeno in Turchia, Paese della Nato e candidato all’Unione Europea.</p>
<p>Sono 3700 i siti ai quali in Turchia non si può accedere &#8211; ha detto in una recente <a href="http://www.reuters.com/article/idUSTRE60H2WJ20100118?type=technologyNews" target="_blank">intervista alla Reuters</a> Milos Haraszti, che si occupa di monitorare la libertà dei media per conto dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) &#8211; compreso YouTube.</p>
<p>Una corte turca ha bloccato l’accesso a YouTube sin dal maggio 2008 ma i cittadini pare abbiano risolto facilmente con un settaggio diverso dei DNS, come del resto, come riportano i giornali di Ankara, pare abbia fatto anche lo stesso Primo Ministro del Paese.</p>
<p>Questo spiega perché le diverse proteste a riguardo non abbiano avuto molto spazio nei media. Tuttavia, un articolo pubblicato qualche settimana fa sul <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704140104575057313539219880.html" target="_blank">Wall Street Journal</a> ha riaperto il caso e il dibattito interno.</p>
<p>Nella classifica sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere la Turchia occupa il numero 102 su 173 paesi monitorati. Secondo l’organizzazione, “nel 2009 la Turchia ha registrato un aumento di casi di censura, dove spicca la censura sui media che rappresentano le minoranze”.</p>
<p>Ecco&#8230; forse sarebbe il caso di valutare bene anche questi comportamenti prima di accogliere la Turchia nell’Ue.</p>
<p><em>*Per sapere di più sull&#8217;argomento andate <a href="http://www.pbs.org/mediashift/2010/03/turkish-reporters-unite-to-protest-youtube-ban068.html" target="_blank">QUI</a>.</em></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Corriere della Sera Mobile a pagamento per utenti H3G</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 16:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
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<p>A quanto pare, il Corriere della Sera, nella sua versione mobile ha deciso di andare interamente a pagamento. Come segnalato dal sito iPhoneItalia, il provvedimento per ora riguarda soltanto gli utenti H3G e il costo di ogni singola pagina è di 9 centesimi di Euro.</p>
<p>Un messaggio iniziale (foto a destra) avverte che stai entrando in un&#8217;area [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;">
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.indritmaraku.com%2Fita%2F2010%2F02%2F07%2Fcorriere-della-sera-mobile-a-pagamento-per-utenti-h3g%2F&amp;source=IndritMaraku&amp;style=normal&amp;service=bit.ly" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/02/Addebito-Corriere.it_.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-358" title="Addebito-Corriere.it_" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/02/Addebito-Corriere.it_-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>A quanto pare, il Corriere della Sera, nella sua versione mobile ha deciso di andare interamente a pagamento. Come segnalato dal sito <a href="http://www.iphoneitalia.com/attenzione-corriere-della-sera-mobile-a-pagamento-su-rete-h3g-86691.html" target="_blank">iPhoneItalia</a>, il provvedimento per ora riguarda soltanto gli utenti H3G e il costo di ogni singola pagina è di 9 centesimi di Euro.</p>
<p>Un messaggio iniziale (foto a destra) avverte che stai entrando in un&#8217;area riservata e sui costi della navigazione che verranno applicati &#8220;indipendentemente dal tuo piano tariffario&#8221;. Molti utenti si lamentano che già per la visualizzazione di questo semplice messaggio hanno visto scalarsi 9 centesimi dal loro credito.</p>
<p>Che al CorSera puntassero sui contenuti a pagamento per le versioni mobile si era già intuito da subito. Infatti, diversamente dalla concorrente <em>la Repubblica</em>, l&#8217;applicazione per iPhone del Corriere inizialmente era a pagamento. Dopo un po&#8217; di tempo essa è diventata gratuita. Ma mica per sempre! Tempo qualche settimana e ti arriva un bel messaggio che ti avvisa che devi rinnovare la sottoscrizione (<em>quale, se non ho sottoscritto niente?</em>) per usare l&#8217;applicazione.</p>
<p>La schermata con le tariffe l&#8217;ho pubblicata su <a href="http://twitpic.com/1109xr" target="_blank">TwitPic</a> (<em>vedi sotto</em>) e mi chiedevo dove era il senso di tutto ciò, visto che la navigazione da Safari mobile era ancora gratuita. La risposta è arrivata in fretta. <span id="more-357"></span></p>
<p>Ora, al Corriere della Sera sono liberissimi di stabilire le loro strategie, ci mancherebbe altro. E non ne faccio un dramma perché ci sono ancora alte prestigiose testate fruibili gratuitamente dal cellulare. Il discorso è sulla trasparenza. Quando scarichi l&#8217;app da iTunes non c&#8217;è nessun avviso che dopo tot tempo ti verrà chiesto una specie di abbonamento.</p>
<p>E scalare 9 centesimi pure per la pagina dell&#8217;avviso mi sembra al quanto squallido. Da quella che pretende di essere la più grande testata giornalistica italiana ci si aspetta trasparenza. Il direttore del Corriere.it almeno un post sul proprio blog, per chiarire la strategia del giornale, lo potrebbe fare. Queste tecniche sanno molto di fregatura e lasciano i lettori alquanto delusi!</p>
<div id="attachment_359" class="wp-caption aligncenter" style="width: 330px"><a href="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/02/Tariffe-Corriere.it-iPhone.jpg"><img class="size-full wp-image-359" title="Tariffe Corriere.it iPhone" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/02/Tariffe-Corriere.it-iPhone.jpg" alt="" width="320" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Le tariffe per leggere Corriere.it dalla sua applicazione iPhone</p></div>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>

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		<title>Steve Forbes: Siamo tutti blogger e il giornalista cambia</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 16:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
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<p>“Il mondo del giornalismo è cambiato e continuerà a farlo”. Non ha dubbi Steve Forbes, CEO di Forbes Inc. che edita anche l’omonimo e celebre magazine. Con il cambiamento che i nuovi media hanno portato, scrive, “sta cambiando anche il ruolo del giornalista. Chiunque sembra essere un reporter oggigiorno.”</p>
<p>In un articolo dal titolo “We’re All Bloggers” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.indritmaraku.com%2Fita%2F2010%2F01%2F19%2Fsteve-forbes-siamo-tutti-blogger-e-il-giornalista-cambia%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.indritmaraku.com%2Fita%2F2010%2F01%2F19%2Fsteve-forbes-siamo-tutti-blogger-e-il-giornalista-cambia%2F&amp;source=IndritMaraku&amp;style=normal&amp;service=bit.ly" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/01/Steve-Forbes.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-355" title="Steve Forbes" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/01/Steve-Forbes-254x300.jpg" alt="" width="254" height="300" /></a>“Il mondo del giornalismo è cambiato e continuerà a farlo”. Non ha dubbi Steve Forbes, CEO di Forbes Inc. che edita anche l’omonimo e celebre magazine. Con il cambiamento che i nuovi media hanno portato, scrive, “sta cambiando anche il ruolo del giornalista. Chiunque sembra essere un reporter oggigiorno.”</p>
<p>In un articolo dal titolo <a href="http://www.forbes.com/2010/01/16/forbes-journalism-twitter-intelligent-investing-blogs.html" target="_blank">“We’re All Bloggers”</a> scrive: “Essenzialmente, mio nonno B. C. Forbes &#8211; un immigrato scozzese senza un penny che fondò la nostra compagnia &#8211; era un blogger. Odiava l’idea di non poter usare tutto il materiale che raccoglieva” e questo lo ha portato a creare la rivista Forbes, “così da poter pubblicare tutta quella informazione”.</p>
<p>Nel caso di notizie come <a href="http://www.indritmaraku.com/ita/2010/01/04/social-media-i-10-momenti-piu-importanti-del-2009/" target="_blank">l’ammaraggio dell’aereo sul fiume Hudson</a> “la gente che si trova sul posto sono i nostri primi reporter”. Persone comuni che twittano e che usando le fotocamere dei loro cellulari o altre tecnologie pubblicano la storia in tanti modi diversi.</p>
<p>“E’ un altro mondo, uno con il quale i giovani sono sicuramente più al loro agio. Ma come usiamo questi strumenti per mette tutto insieme e raggiungere i bisogni dei lettori? E’ la domanda sulla quale si interrogano molti produttori dei media, ed è la stessa che non ha ancora trovato una risposta definitiva”.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>

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		<title>Google e il 2009 nero per la libertà di parola online</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 03:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
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<p class="wp-caption-text">Una mappa dei nemici di Internet, secondo Rsf</p>
<p>Il 2009 è stato un anno senza precedenti per quel che riguarda la repressione online. Parola di Reporter senza frontiere (Rsf) che denuncia: 151 blogger e cyber-dissidenti sono stati arrestati l’anno scorso mentre 61 hanno subito violenze fisiche. Di essi, 100 sono ancora imprigionati perché hanno scritto online [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_350" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/01/Rsf-Nemici-Internet.jpg"><img class="size-medium wp-image-350" title="Rsf Nemici Internet" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/01/Rsf-Nemici-Internet-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a><p class="wp-caption-text">Una mappa dei nemici di Internet, secondo Rsf</p></div>
<p>Il 2009 è stato un anno senza precedenti per quel che riguarda la repressione online. Parola di Reporter senza frontiere (Rsf) che denuncia: 151 blogger e cyber-dissidenti sono stati arrestati l’anno scorso mentre 61 hanno subito violenze fisiche. Di essi, 100 sono ancora imprigionati perché hanno scritto online le proprie opinioni.</p>
<p>“Il numero dei Paesi che applica la censura online è raddoppiato nel 2009, una tendenza preoccupante che indica come i governi cercano di aumentare il loro controllo sui nuovi media”, <a href="http://www.pbs.org/mediashift/2010/01/2009-was-a-terrible-year-for-free-speech-online011.html" target="_blank">afferma Clothilde Le Coz</a> che dirige l’ufficio di Rsf a Washington.</p>
<p>La repressione non riguarda soltanto la politica. Anche la crisi finanziaria globale è stato un tema che poteva scatenare la censura online. “Nella Corea del Sud un blogger è stato arrestato perché aveva scritto sulla situazione finanziaria disastrosa del suo Paese”, racconta Le Coz.</p>
<p>Il Paese che guida la censura su Internet rimane la Cina, seguita da Iran, Tunisia, Tailandia, Arabia Saudita. In Turkmenistan Internet rimane addirittura sotto il controllo totale dello Stato. E’ anche per questo che la notizia di ieri secondo la quale Google smetterà di censurare i risultati di ricerca nel suo sito cinese è un lume di speranza, oltre che un buono auspicio per il 2010. <span id="more-349"></span></p>
<p><strong>“Niente più censura, al costo di essere cacciati”</strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Il colosso del Web ha comunicato la decisione in un lungo <a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/01/new-approach-to-china.html" target="_blank">post pubblicato ieri sul proprio blog ufficiale</a>, dove spiega che non intende più applicare nessun filtro nei risultati di ricerca del suo sito cinese Google.cn.</span></strong></p>
<p>Il “nuovo approccio con la Cina”, come titola l’articolo, arriva dopo un mese di “attacchi altamente sofisticati” provenienti dalla Cina, ai danni di Google ed di una ventina di altre compagnie. Obiettivo dei pirati informatici sarebbero state le caselle di posta elettronica su Gmail di dissidenti e attivisti che lottano per i diritti umani.</p>
<p>Nonostante Google non lo dica apertamente, secondo molte fonti l’articolo in questione lascia chiaramente intendere che il governo cinese sia coinvolto negli attacchi subiti dal gruppo di Mountain View.</p>
<p>Tuttavia una decisione difficile perché “sappiamo che potrà avere forti conseguenze” ma “abbiamo deciso che non vogliamo più continuare a censurare i risultati di ricerca su Google.cn [...], coscienti che questo potrà significare dover chiudere Google.cn e probabilmente i nostri uffici in Cina”.</p>
<p>Oltre alle reazioni di Pechino, rimane da vedere se gli altri giganti della ricerca online &#8211; Microsoft e Yahoo! &#8211; faranno altrettanto o cercheranno di aumentare la propria fetta di mercato una volta che Google sia stata cacciata fuori.</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Previsioni 2010, Google non comprerà il New York Times</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 16:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
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<p>Se l’economia mondiale comincia a mostrare segnali di ripresa, non si può dire lo stesso della stampa, almeno quella americana, che vedrà per tutto il 2010 il segno meno. Sono le previsioni per i prossimi 12 mesi nel settore dei media fatte da Martin Langeveld del Nieman Journalism Lab, il laboratorio di Harvard che studia il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.indritmaraku.com%2Fita%2F2010%2F01%2F09%2Fprevisioni-2010-google-non-comprera-il-new-york-times%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.indritmaraku.com%2Fita%2F2010%2F01%2F09%2Fprevisioni-2010-google-non-comprera-il-new-york-times%2F&amp;source=IndritMaraku&amp;style=normal&amp;service=bit.ly" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/01/Giornali.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-344" title="Giornali" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/01/Giornali-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>Se l’economia mondiale comincia a mostrare segnali di ripresa, non si può dire lo stesso della stampa, almeno quella americana, che vedrà per tutto il 2010 il segno meno. Sono le previsioni per i prossimi 12 mesi nel settore dei media fatte da Martin Langeveld del <a href="http://www.niemanlab.org/2010/01/what-2010-will-bring-newspapers-bad-revenue-news-bad-bankruptcy-news-and-maybe-a-nice-tablet/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+NiemanJournalismLab+%28Nieman+Journalism+Lab%29" target="_blank">Nieman Journalism Lab</a>, il laboratorio di Harvard che studia il futuro del mondo dell’informazione.</p>
<p>I profitti dei quotidiani Usa continueranno ad essere in rosso, anche se in graduale ripresa. Gli introiti provenienti dalla pubblicità sulla carta stampata continueranno a calare mentre aumenteranno quelli dalla pubblicità sui giornali online. Quest’ultimi offriranno le loro notizie gratuitamente anche per il 2010, nonostante le infinite discussioni sul tema durante tutto l’anno precedente.</p>
<p>Niente di positivo nemmeno per quanto riguarda la circolazione che continuerà a diminuire per via degli aumenti del prezzo degli abbonamenti e di quello in edicola. “Gli editori hanno capito ormai che la carta stampata è una nicchia per la quale possono e devono farsi pagare”.</p>
<p>Una situazione che porterà almeno alcune grandi testate ad essere acquistate da altri media. “Ma, come nel 2009, Google non comprerà il New York Times o qualche altro giornale”. <span id="more-343"></span></p>
<p>“Local” sembra essere la parola d’ordine del 2010. “Ci saranno sempre più giornali, online e non, che copriranno città, quartieri, regioni” ma i grandi media che tenteranno di avvicinarsi a questa dimensione con un vecchio approccio non è detto che abbiano successo.</p>
<p>Con Facebook che continuerà a crescere nel mondo ma quasi all’apice negli Usa e gli utenti Twitter che preferiscono sempre di più le applicazioni di terzi invece che la pagina web, Langeveld non si stupirebbe di vedere un giorno Mark Zuckerberg e Evan Williams (rispettivamente fondatore di Facebook e Twitter) stringersi la mano.</p>
<p>Infine, il 2010 sarà anche l’anno del boom per quanto riguarda il consumo delle notizie sul telefonino. Questa tendenza si è già fatta notare durante il 2009: l’applicazione dell’AP per iPhone è stata scaricata da diversi milioni di utenti (in Italia sono andate bene anche quelle di Repubblica e Corriere). “Verso la fine del 2010, con molti più possessori di smartphone [in giro], le applicazioni per news troveranno decine di milioni di nuovi utenti”.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>

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		<title>Sky News ai giornalisti: Installate tutti TweetDeck</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 22:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
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<p>Sky News installerà TweetDeck, la più famosa applicazione per Twitter, sui computer di tutti i suoi giornalisti entro massimo un mese. La decisione fa parte del nuovo piano che punta ad un uso maggiore dei social media nella raccolta e la diffusione delle notizie.</p>
<p>Già nel marzo scorso Sky News aveva nominato Ruth Barnett come responsabile per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;">
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.indritmaraku.com%2Fita%2F2010%2F01%2F07%2Fsky-news-ai-giornalisti-installate-tutti-tweetdeck%2F&amp;source=IndritMaraku&amp;style=normal&amp;service=bit.ly" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/01/TweetDeck.png"><img class="alignright size-medium wp-image-338" title="TweetDeck" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/01/TweetDeck-300x200.png" alt="" width="300" height="200" /></a>Sky News installerà <a href="http://www.tweetdeck.com" target="_blank">TweetDeck</a>, la più famosa applicazione per <a href="http://indritmaraku.com/ita/category/twitter/" target="_blank">Twitter</a>, sui computer di tutti i suoi giornalisti entro massimo un mese. La decisione fa parte del nuovo piano che punta ad un uso maggiore dei social media nella raccolta e la diffusione delle notizie.</p>
<p>Già nel marzo scorso Sky News aveva nominato Ruth Barnett come responsabile per i social media, ossia una specie di “Twitter Correspondent”. Ma adesso che l’uso quotidiano dei social media come fonte di informazione cresce sempre di più, anche la famosa emittente ha dovuto adeguarsi estendendo il ruolo a tutti i suoi giornalisti.</p>
<p>TweetDeck, creata nel 2008, è stata la prima applicazione per Twitter a integrare i “gruppi”, un modo semplice per gestire e raggruppare vari contatti. Oltre alla possibilità di gestire diversi profili, di recente permette una integrazione anche con <a href="http://facebook.com/IndritMarakuCom" target="_blank">Facebook</a>, MySpace e LinkedIn. <span id="more-337"></span></p>
<p>Le novità tuttavia non riguardano solo le applicazioni. Oltre al classico profilo di Sky News su Twitter (dove finiscono le notizie già pubblicate sul sito), poco tempo fa è stato lanciato anche uno nuovo, <a href="http://twitter.com/skynewsbreak" target="_blank">@skynewsbreak</a>, sul quale le notizie verranno rese note già prima della loro comparsa online.</p>
<p><a href="http://twitter.com/IndritMaraku" target="_blank">Twitter</a> non è sicuramente l’unico social media usato dai giornalisti di Sky, ma la sua versatilità “lo rende un must”, ha spiegato Julian March di Sky News Online al sito <a href="http://www.journalism.co.uk/2/articles/537082.php" target="_blank">Journalism.co.uk</a>. “Non ci sono così tanti utenti come su Facebook ma sono molto partecipativi e questo può essere sfruttato in tanti modi diversi”, ha detto.</p>
<p>L’integrazione del sito con Facebook Connect è nella lista delle cose da fare ma “dobbiamo stare attenti nell’attraversare troppo le piattaforme”, mette in guardia March. “La buona televisione non si fa mandando in onda buoni materiali dal Web. Dobbiamo essere consapevoli della forza di ogni singola piattaforma” e capire “in quale stiamo operando”.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>

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<li><a href='http://www.indritmaraku.com/ita/2009/10/24/news-feed-di-facebook-tanta-delusione/' rel='bookmark' title='Permanent Link: News Feed di Facebook, tanta delusione'>News Feed di Facebook, tanta delusione</a></li>
<li><a href='http://www.indritmaraku.com/ita/2009/10/21/anche-la-bbc-avra-un-social-media-editor/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Anche la BBC avrà un Social Media Editor'>Anche la BBC avrà un Social Media Editor</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Social Media, i 10 momenti più importanti del 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 17:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
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<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;">Il 2009 è stato sicuramente un anno molto importante per i social media. Facebook ha suggellato la sua supremazia raggiungendo più di 350 milioni di iscritti mentre Twitter ha fatto il boom grazie anche a molti personaggi famosi che hanno iniziato ad usarlo. </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.indritmaraku.com%2Fita%2F2010%2F01%2F04%2Fsocial-media-i-10-momenti-piu-importanti-del-2009%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.indritmaraku.com%2Fita%2F2010%2F01%2F04%2Fsocial-media-i-10-momenti-piu-importanti-del-2009%2F&amp;source=IndritMaraku&amp;style=normal&amp;service=bit.ly" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><img class="alignright size-medium wp-image-334" title="L'aereo sul fiume Hudson" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2010/01/Laereo-sul-fiume-Hudson-224x300.jpg" alt="L'aereo sul fiume Hudson" width="224" height="300" />Il 2009 è stato sicuramente un anno molto importante per i social media. <a href="http://indritmaraku.com/ita/category/facebook" target="_blank">Facebook</a> ha suggellato la sua supremazia raggiungendo più di 350 milioni di iscritti mentre <a href="http://indritmaraku.com/ita/category/twitter" target="_blank">Twitter</a> ha fatto il boom grazie anche a molti personaggi famosi che hanno iniziato ad usarlo. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Ma quali sono stati i momenti più significativi per i social media durante gli ultimi 12 mesi? Il <a href="http://latimesblogs.latimes.com/technology/2009/12/top-10-social-media-events.html" target="_blank">Los Angeles Times</a> ha stilato la sua Top 10. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>10. “Word of Web”.</strong> Mentre la gente comincia a spendere sempre più tempo in servizi come Facebook e Twitter, aumenta anche la discussione sul Web su vari prodotti e/o eventi. La parola ora non passa più soltanto da bocca in bocca ma anche via Internet. Gli esperti lo chiamano marketing “virale”.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>9. Whopper Sacrifice.</strong> Facebook è stato sicuramente la piattaforma che si è prestato di più a quest’ultima frontiera del marketing e Burger King lo ha sfruttato appieno. Il gioco del “Whopper Sacrifice” chiedeva agli utenti Facebook di cancellare 10 amici in cambio di un panino gratis. Nel giro di due settimane 233.906 “amici” semplicemente scomparirono. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>8. Google Wave.</strong> Per diverse settimane in molti ci siamo messi a pregare amici e non per avere un invito. Google Wave è stato sicuramente il “must have” del 2009. Quasi un capriccio da bambini, perché una volta arrivato l’invito lo abbiamo usato abbastanza poco, causa l’interfaccia un po’ difficile da capire, la sua lentezza e la poca diffusione. Una cosa è certa: l’e-mail, che doveva morire con l’avvento di Wave, è ancora vivo e sano. <span id="more-333"></span><br />
</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>7. Twitter e Facebook sotto attacco</strong>. Proprio quando era diventato molto importante per far circolare informazioni da tutto il mondo, specialmente dalle zone più calde, con la fine dell’estate <a href="http://twitter.com/IndritMaraku" target="_blank">Twitter</a> è andato improvvisamente giù per ore intere. E poi <a href="http://facebook.com/IndritMarakuCom" target="_blank">Facebook</a>. Poi LiveJournal. E ancora YouTube. Che stava succedendo? I maggiori siti di social network era sotto un pesantissimo attacco da parte dei pirati del Web. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>6. Ashton Kutcher vs. CNN.</strong> Più noto in quanto giovane marito di Demi Moore che per altro, Kutcher (@aplusk su Twitter) ha sfidato uno dei profili più seguiti ai tempi, quello di CNN Breaking News: se raggiungeva per primo 1 milione di follower aveva promesso di donare dei soldi contro la malaria. Grazie a qualche tattica, come <a href="http://gawker.com/5179221/demi-moores-butt-twittered" target="_blank">postare il sedere della moglie su Twitter</a>, è riuscito a vincere. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>5. Fenomeno Susan Boyle.</strong> E’ stato sicuramente uno dei migliori prodotti di quella “Word of Web” di cui si parlava prima. La 48enne scozzese un po’ bruttina ma dalla voce meravigliosa è passata nel giro di pochi giorni da una perfetta sconosciuta ad essere famosa in tutto il mondo, dopo la partecipazione allo show “Britain’s Got Talent”. Il suo video su YouTube è stato il più visualizzato dell’anno. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>4. R.I.P. Michael Jackson.</strong> Per circa un ora i grandi media hanno cercato di temporeggiare cautamente sulla morte del Re del pop. Quando la conferma è arrivata, su Twitter già si piangeva da un pezzo. La morte di uno degli artisti più grandi nella storia della musica è stato l’esempio perfetto di come le notizie importanti girino in fretta sul Web. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>3. R.I.P. &#8230;falsi!</strong> In alcuni casi è stata proprio questa velocità del Web che ha diffuso notizie false. Così, molti personaggi che NON sono morti l’anno scorso hanno letto con i propri occhi della loro prematura scomparsa. Tra questi anche George Clooney, Britney Spears ed Ellen DeGeneres.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>2. Proteste in Iran.</strong> Le violenti proteste politiche in seguito alle elezioni della scorsa estate in Iran hanno trovato tantissimi sostenitori ovunque nel mondo. Molti utenti di Twitter hanno cambiato o ritoccato l’immagine del proprio profilo con uno sfondo verde, facendosi parte di un tam-tam che ha aiutato il diffondersi della voce degli oppositori del regime. Per molto tempo Twitter è stato quasi l’unico medium dove cercare informazioni da Teheran e in molti hanno parlato di una “Twitter Revolution”.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><strong>1. L’aereo sul fiume Hudson.</strong> Il mondo ha visto le prime <a href="http://latimesblogs.latimes.com/technology/2009/01/citizen-photo-o.html" target="_blank">immagini dell’ammaraggio di un aereo sul fiume Hudson</a> (e dei successivi soccorsi) grazie alla foto scattata con un iPhone e pubblicata su Twitter da Janis Krums. Un altro esempio di citizen journalism grazie al quale è diventato chiaro che niente può essere perso solo perché in quel momento non c’è un giornalista nei paraggi. Chiunque può essere un reporter per un momento e dare al mondo la notizia. </span></p>
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<li><a href='http://www.indritmaraku.com/ita/2009/10/23/la-cnn-spalanca-le-porte-ai-social-media/' rel='bookmark' title='Permanent Link: La CNN spalanca le porte ai Social Media'>La CNN spalanca le porte ai Social Media</a></li>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>YouTube, la più grande innovazione del decennio nei social media</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Indrit Maraku</dc:creator>
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<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;">Gli ultimi anni sono stati davvero fantastici per i social media e ormai si può dire tranquillamente che essi non scompariranno facilmente. Basti pensare al successo straordinario di Facebook e Twitter. Ma se dobbiamo guardare indietro, qual è il servizio più innovativo di quest’ultimo decennio?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;">
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.indritmaraku.com%2Fita%2F2009%2F12%2F22%2Fyoutube-la-piu-grande-innovazione-del-decennio-nei-social-media%2F&amp;source=IndritMaraku&amp;style=normal&amp;service=bit.ly" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><img class="alignright size-medium wp-image-328" title="YouTube" src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/uploads/2009/12/YouTube-300x173.png" alt="YouTube" width="300" height="173" />Gli ultimi anni sono stati davvero fantastici per i social media e ormai si può dire tranquillamente che essi non scompariranno facilmente. Basti pensare al successo straordinario di Facebook e Twitter. Ma se dobbiamo guardare indietro, qual è il servizio più innovativo di quest’ultimo decennio?</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><a href="http://mashable.com/2009/12/22/youtube-2010/" target="_blank">Mashable</a> &#8211; una delle voci più autorevoli in questo campo &#8211; non ha dubbi: è YouTube! E se si pensa che per circa metà del decennio YouTube nemmeno esisteva, la sua affermazione diventa ancora più straordinaria. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Il suo successo è sicuramente legato a diversi fattori come l’espansione della banda larga e la drastica riduzione dei prezzi delle videocamere (ormai quasi tutti i telefonini possono girare dei video decenti). Ma molto probabilmente l’elemento chiave ha a che fare con l’incorporazione dei video di YouTube in altre piattaforme: che sia un sito, un blog o la bacheca di Facebook poco importa. Per guardare il video non ho bisogno di lasciare la piattaforma sulla quale mi trovo, non devo aprire un’altra pagina. <span id="more-327"></span><br />
</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">YouTube è diventato lo spazio ideale per mettere in mostra la propria creatività ma ha giocato un ruolo fondamentale anche dal punto di vista dell’informazione: è grazie ai video caricati su YouTube che abbiamo visto immagini non censurate dalle proteste dell’estate scorsa in Iran. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Un altro esempio è la tragica esplosione del treno merci a Viareggio qualche mese fa, quando RaiNews24 &#8211; mentre la sua troupe si stava ancora recando sul luogo del disastro &#8211; ha mandato in onda filmati che diversi cittadini avevano ripreso con i propri cellulari e avevano caricato su YouTube. Proprio per facilitare questa collaborazione tra media e utenti, ultimamente è stata lanciata una nuova iniziativa, <a href="http://www.indritmaraku.com/ita/2009/11/17/youtube-direct-una-mano-ai-media-con-i-video-degli-utenti/" target="_blank">YouTube Direct</a>. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma; min-height: 16.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px Tahoma;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Quale sarà il suo futuro è impossibile prevederlo ma i segnali positivi non mancano: ultimamente YouTube sta guadagnando grazie a diverse forme di pubblicità online con la quale sta sperimentando. Le possibilità di rimanere al top dei social media anche per i prossimi 10 anni ci sono.</span></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.indritmaraku.com/ita/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>

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<li><a href='http://www.indritmaraku.com/ita/2009/11/17/youtube-direct-una-mano-ai-media-con-i-video-degli-utenti/' rel='bookmark' title='Permanent Link: YouTube Direct, una mano ai media con i video degli utenti'>YouTube Direct, una mano ai media con i video degli utenti</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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