di Marco Pratellesi/da Mediablog
Se vogliamo salvare i giornali, di carta e online, dobbiamo riscoprire la centralità del lettore. Quello che sta avvenendo in America dimostra, purtroppo, che senza la carta è destinata a impoverirsi anche l’informazione online. Il Seattle Post-Intelligencer dopo 147 anni di storia ha recentemente chiuso l’edizione cartacea: con il calo della pubblicità e delle vendite non ce la faceva più a sostenere i costi di carta e distribuzione. Ma contestualmente ha mandato a casa 145 giornalisti, tenendone solo una ventina per l’aggiornamento del sito. Quale qualità può garantire ai suoi lettori oggi il Seattle Post-Intelligencer?
Il rapporto tra la stampa e i lettori si è incrinato ben prima dell’avvento di internet. Se guardiamo cosa è accaduto nelle redazioni negli ultimi 30 anni, possiamo dividere questo periodo in tre fasi.
1. Fino alla metà degli anni Ottanta, c’era un giornalismo investigativo, c’erano cronisti da marciapiede, la stampa assolveva alla sua funzione di watchdog dei poteri e veniva percepita come informazione al servizio dei cittadini. Compito dei giornalisti era trovare le notizie, scavare nei fatti stando lì dove i fatti accadono: in mezzo alla gente. Ogni mattina i capi dei vari settori vivevano l’angoscia dei menabò da riempire. E l’unica maniera per allentare questa tensione era mandare più giornalisti possibile fuori affinché trovassero abbastanza notizie da raccontare ai lettori.
2. La seconda fase va dalla metà degli anni 80 fino al 2000. E’ il periodo delle grandi rivoluzioni informatiche. Nelle redazioni arrivano i computer e con essi le reti telematiche. Gli editori scoprono che con le agenzie ogni giorno si possono riempire 5 giornali completamente diversi solo selezionando le notizie. Inizia un inesorabile processo di “deskizzazione”. Sempre più giornalisti vivono dentro il giornale. Inviati e corrispondenti diventano, soprattutto nei giornali più piccoli, una razza in via di estinzione. Perfino i cronisti escono sempre meno per battere strade e palazzi del potere. Gli editori fanno buoni guadagni, ma i giornali, risultato di un lavoro di selezione e gerarchizzazione a partire dagli stessi contenuti, si assomigliano tutti. E’ in questa fase che si comincia a perdere il contatto con i lettori e con il contesto ambientale di riferimento.
3. La terza fase, l’attuale, coincide, più o meno, con l’inizio degli anni 2000. Computer e internet arrivano in tutti gli uffici e nelle case. Grazie al web i lettori hanno adesso la possibilità di accedere in ogni momento alle principali notizie della giornata. Le redazioni online, che selezionano e gerarchizzano le principali notizie, offrono ai lettori un quadro in tempo reale di cosa sta accadendo nel mondo e dietro casa. I lettori si immergono in questo flusso informativo, ma i quotidiani continuano ad uscire come se questa trasformazione non fosse avvenuta: stesse prime pagine, pochi servizi esclusivi, poche inchieste, poche riflessioni e approfondimenti. Perché i lettori dovrebbero trovare ancora una motivazione d’acquisto se la mattina in edicola trovano giornali che per la maggior parte raccontano loro cose che già conoscono?
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