S'è dovuto mobilitare mezzo mondo per far ragionare quel deficiente del pastore Jones negli Usa: ha deciso di non bruciare il Corano!09:59:02 PM settembre 09, 2010da web
Scaricato e installato iOS 4.1 Risultato? Una nuova app immediatamente nascosta in qualche cartella e che non verrà mai utilizzata!11:17:00 PM settembre 08, 2010da web
Come molti ormai sapranno, Facebook ieri ha aggiunto alla home page una nuova opzione chiamata News Feed, oppure Notizie, se lo preferite in italiano. In realtà era da un po’ di tempo che si sapeva di questa novità in arrivo e c’era un certo entusiasmo in giro, pensando che il nuovo feed avrebbe risolto una volta per tutte il noioso problema dei quiz e della fuffa in genere che su Facebook non manca mai.
Bene! Dopo averci giocato per due giorni, il risultato è alquanto deludente… almeno per me. Il News Feed doveva essere una specie di “sommario delle attività più interessanti del giorno” affiancato da altre “storie” che Facebook pensa potrebbero interessarci, basandosi sulla cronologia delle nostre interazioni, da quanti commenti o altre interazioni una pubblicazione ha ricevuto ed altri parametri ancora.
Così non lo è stato! Ripeto, almeno per me. Nel cosiddetto “il meglio dei miei amici” compaiono tanti quiz, anche se non hanno ricevuto nessun commento o altro tipo di reazione. E’ così che ieri ho visto il risultato di “Che farmaco sei?”: all’amica in questione avrei tanto voluto consigliare un quiz dal nome “Che farmaco devo prendere”. Forse le sarebbe stato più utile!
Questo articolo è comparso ieri su “Il Fatto Quotidiano”. Lo riporto qui integralmente e se non l’avete letto ve lo consiglio fortemente perché spiega come i cittadini possono usare questo strumento per informarsi e fare informazione:
Almeno dieci milioni di italiani sono iscritti a Facebook (di questi metà hanno meno di trent’anni). Il social network nasce nel 2004 come strumento di comunicazione tra studenti degli atenei americani: anche il nome “il libro delle facce” è mutuato da una pubblicazione che gli atenei Usa producono ogni anno con volti e nomi dei loro studenti. Facebook crescendo è diventato molto di più: un posto dove rimanere in contatto con gli amici e dove conoscere persone con interessi affini; ma anche un luogo dove condividere foto, video, pensieri, link e, anche… notizie.
Lo scorso marzo Facebook ha operato una modifica sostanziale. Prima le “Pagine di fan” erano pagine pubbliche alle quali ci si iscriveva solo per dichiararsi fan di un cantante, di uno scrittore, di un programma televisivo. Dal nove marzo le pagine sono diventate dinamiche: i fan non sono più membri di un gruppo chiuso, con una bacheca comune sulla quale ognuno può dire la sua, diventano invece iscritti ai quali arriva ogni aggiornamento pubblicato dai gestori della pagina. Questa modifica dal carattere tecnologico, è stata subito fatta propria dagli utenti, secondo il principio che da sempre guida gli appassionati di informatica: “hand on imperative”, ovvero l’obbligo di “metterci le mani sopra”, di adattare la tecnologia ai propri scopi e ai propri bisogni.
In Italia alcuni gruppi spontanei si sono organizzati per dare vita a degli aggregatori di news, delle “redazioni facebook” spontanee ma molto agguerrite e documentate che pubblicano ogni giorno una selezione di notizie prese dai quotidiani, dai blog, dai siti internet (spesso la “linea editoriale” è quella della denuncia e dell’inchiesta). Parliamo di veri e propri fenomeni: la pagina “Informazione Libera” su Facebook ha 200’000 iscritti; “Informare per resistere” 100.000 membri; “Berlusconi chi è” 60.000; “Condividi la conoscenza”, 30.000.
Sono diventati dei cluster, degli snodi della rete: gli utenti diventano fan, poi leggono, commentano, fanno le loro segnalazioni e, soprattutto, ripubblicano sulla loro bacheca le notizie, amplificando al massimo il meccanismo del passaparola Di questa tendenza “sociale” delle pagine deve essersi accorto anche Facebook: ieri sul blog ufficiale è arrivato l’annuncio che anche i “gruppi”, finora “chiusi”, verranno aperti come le pagine di fan. “Giving Groups a Stronger Voice”: vogliamo dare una voce più forte ai gruppi, scrivono. La differenza tra gruppi e pagine è più organizzativa che tecnlogica: “i gruppi servono a promuovere collaborazioni tra membri – scrive ancora Fb – mentre le pagine rimangono il modo migliore per diffondere news ai propri fan”. Fb è diventato uno dei principali strumenti per condividere informazioni su Internet. E i cittadini digitali questa occasione non se la sono fatta sfuggire.
Almeno dieci milioni di italiani sono iscritti a Facebook (di questi metà hanno meno di trent’anni). Il social network nasce nel 2004 come strumento di comunicazione tra studenti degli atenei americani: anche il nome “il libro delle facce” è mutuato da una pubblicazione che gli atenei Usa producono ogni anno con volti e nomi dei loro studenti. Facebook crescendo è diventato molto di più: un posto dove rimanere in contatto con gli amici e dove conoscere persone con interessi affini; ma anche un luogo dove condividere foto, video, pensieri, link e, anche… notizie.
Dopo Emilio Fede, un altro “cane da guardia” di Berlusconi, tale Vittorio Feltri, si scaglia contro Facebook. Motivo? Inizio riportando il titolo di prima pagina de Il Giornale del 15 ottobre: “Il clima d’odio, VOGLIONO UCCIDERE BERLUSCONI”.
L’articolo riporta vari fatti a supporto di questa assurda tesi, uno dei quali è il seguente. Un ragazzo di 23 anni, membro della segreteria regionale dei giovani democratici di Modena, ha commentato così su Facebook la sentenza riguardo il lodo Alfano: «Ma santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi!»
Nessun dubbio sulla pesantezza del commento che Matteo Mezzadri ha pagato con le dimissioni, ma da qui a paragonarlo alle “sottovalutate” scritte sui muri negli anni ’70 che hanno portato alla lotta armata come dire, ce ne corre!
Che siano poi state davvero le scritte sui muri a portare al delitto Moro? Che in realtà Facebook non sia una copertura per i nuovi terroristi rossi e Zuckerberg il capo del movimento? Solo il tempo potrà dirlo, per ora volano tre piedi e neanche con questa grande mira. Bombe, mine, fucili e sante barbare vengono conservate per le missioni di pace. Continua a leggere »
Secondo un rapporto pubblicato ieri dalla Nielsen, gli americani durante il mese di settembre 2009 hanno passato online una media di 68 ore, con un accesso ad Internet sia da casa che dall’ufficio. Durante questo lasso di tempo sono state effettuate, sempre mediamente, 53 connessioni alla Rete e visitati 87 domini da parte di ogni utente di Internet. La media delle pagine visualizzate da una singola persona è di 2645, per una durata media sulla pagina di 57 secondi. Continua a leggere »
Un paio di giorni fa Emilio Fede, direttore del TG4, si è totalmente scagliato contro Facebook prendendo come spunto la morte di un 15enne che, prima di togliersi la vita, avrebbe annunciato le proprie intenzioni sul suo profilo. E a quanto pare, a Fede basta questo per affermare che Facebook è il male. Anzi, per dirla con le sue parole, “Facebook è paranoia, è violazione della privacy, è istigazione alla violenza”.
Facebook, ovviamente, non ha niente a che fare con le motivazioni che hanno portato questo ragazzo ad un gesto così drammatico. Mi viene da chiedere: se quell’adolescente avesse lasciato un foglio di carta, come purtroppo spesso fa chi decide di togliersi la vita, sarebbe stata colpa della carta? Per convincerci della pericolosità del social network Fede manda i suoi giornalisti ad intervistare la gente per strada e gli esperti della Polizia Postale (video sotto) che, giustamente, non potendo accusare Facebook di nulla, parlano sui pericoli della Rete in generale. Cose che ovviamente nessuno nega, ma che hanno a che vedere con la cultura digitale.
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