|
|
Comincio seriamente a pensare che i francesi abbiano qualche difficoltà nel comprendere le logiche del web. Dopo il flop della legge Hadopi contro il download – semplicemente perché troppo costosa e inapplicabile – gli editori d’Oltralpe hanno deciso di creare un motore di ricerca alternativo a Google per i loro contenuti, che dovrebbe essere [...]
In un’intervista per Sky News Australia, il magnate dei media e proprietario di News Corp, Rupert Murdoch, ha minacciato che i siti delle testate da lui controllate saranno oscurati a Google e ad altri motori di ricerca nel momento in cui il suo piano di far pagare i lettori per i contenuti online diventi realtà.
Nonostante siano davvero tanti i commenti e le opinioni che si sono versati ieri in Rete, è difficile trovare qualcuno che prenda sul serio le parole di Murdoch. ReadWriteWeb lo considera un “approccio vecchia-maniera nei confronti della nascente minaccia dei nuovi media, ma chi ha voglia di discutere con un 78enne miliardario”?
“Anche se News Corp decidesse di vietare a Google l’accesso ai propri contenuti – continua ReadWriteWeb – Google News ne soffrirà poco. Tra la Associated Press, la Reuters e altri servizi di news, uno si chiede quanto l’assenza del listino di News Corp – con in primis il Wall Street Journal e FOX – influenzerà su Google News”. Continua a leggere »
 Prima pagina di Corriere.it
Il mondo dell’informazione continua a chiedersi se conviene far pagare i lettori per le news online, senza rischiare di perderli per sempre, per la gioia della concorrenza. In realtà basterebbe convincere solo 3-4% di essi e il gioco è fatto. Anzi, questo permetterebbe alle testate online di guadagnare più di quanto fanno attualmente con la pubblicità sulle pagine.
A sostenerlo è Dharmash Mistry, esperto di finanza e partner di Balderton Capital, in un’intervista per The Guardian dove consiglia ai quotidiani di adottare delle strategie miste per le loro versioni online.
Secondo Mistry, basterebbe che i giornali riuscissero a convincere anche solo il 3-4% della loro audience online a pagare 3£ al mese (ossia il 10% di quanto verrebbe a costare al mese un quotidiano in edicola) per raggiungere gli introiti che quasi tutti i gruppi riescono a fare grazie alla pubblicità. Continua a leggere »
I nuovi media hanno rinvigorito la democrazia, oppure hanno strozzato il buon giornalismo, si chiede la dottoressa Natalie Fenton nel suo libro “New Media, Old News: Journalism and Democracy in a Digital Age”. Se volete la sua risposta, beh, l’indizio si trova nel titolo.
Anche se non sembra essere del tutto pessimistico, il libro di sicuro non abbraccia “la visione utopica del chiunque è connesso con chiunque, [in] un network non gerarchico di voci al quale si può accedere globalmente in ugual modo e alla pari”.
Fenton e il suo team di ricercatori osservano che, in realtà, nuovi media raramente significano nuove voci sulla scena dell’informazione, per via di una certa chiusura dei professionisti delle news verso i nuovi arrivati.
Continua a leggere »
Ben LaMothe afferma su Econsultancy che Facebook avrebbe tutto il necessario per diventare il più grande publisher di news. “Tutto ciò che lo frena è il desiderio di Zuckerberg di farlo”, scrive. Riferendosi proprio ad una intervista di Zuckerberg rilasciata al Wall Street Journal nel 2007, LaMothe dice che il creatore del famoso social [...]
|
|