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Steve Forbes: Siamo tutti blogger e il giornalista cambia

“Il mondo del giornalismo è cambiato e continuerà a farlo”. Non ha dubbi Steve Forbes, CEO di Forbes Inc. che edita anche l’omonimo e celebre magazine. Con il cambiamento che i nuovi media hanno portato, scrive, “sta cambiando anche il ruolo del giornalista. Chiunque sembra essere un reporter oggigiorno.”

In un articolo dal titolo [...]

Google e il 2009 nero per la libertà di parola online

Una mappa dei nemici di Internet, secondo Rsf

Il 2009 è stato un anno senza precedenti per quel che riguarda la repressione online. Parola di Reporter senza frontiere (Rsf) che denuncia: 151 blogger e cyber-dissidenti sono stati arrestati l’anno scorso mentre 61 hanno subito violenze fisiche. Di essi, 100 sono ancora imprigionati perché hanno scritto online le proprie opinioni.

“Il numero dei Paesi che applica la censura online è raddoppiato nel 2009, una tendenza preoccupante che indica come i governi cercano di aumentare il loro controllo sui nuovi media”, afferma Clothilde Le Coz che dirige l’ufficio di Rsf a Washington.

La repressione non riguarda soltanto la politica. Anche la crisi finanziaria globale è stato un tema che poteva scatenare la censura online. “Nella Corea del Sud un blogger è stato arrestato perché aveva scritto sulla situazione finanziaria disastrosa del suo Paese”, racconta Le Coz.

Il Paese che guida la censura su Internet rimane la Cina, seguita da Iran, Tunisia, Tailandia, Arabia Saudita. In Turkmenistan Internet rimane addirittura sotto il controllo totale dello Stato. E’ anche per questo che la notizia di ieri secondo la quale Google smetterĂ  di censurare i risultati di ricerca nel suo sito cinese è un lume di speranza, oltre che un buono auspicio per il 2010. Continua a leggere »

Nuovi media, Vecchie News?

nuovi mediaI nuovi media hanno rinvigorito la democrazia, oppure hanno strozzato il buon giornalismo, si chiede la dottoressa Natalie Fenton nel suo libro “New Media, Old News: Journalism and Democracy in a Digital Age”. Se volete la sua risposta, beh, l’indizio si trova nel titolo.

Anche se non sembra essere del tutto pessimistico, il libro di sicuro non abbraccia “la visione utopica del chiunque è connesso con chiunque, [in] un network non gerarchico di voci al quale si può accedere globalmente in ugual modo e alla pari”.

Fenton e il suo team di ricercatori osservano che, in realtà, nuovi media raramente significano nuove voci sulla scena dell’informazione, per via di una certa chiusura dei professionisti delle news verso i nuovi arrivati.

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